SPALLETTI VINCE IL DERBY CON ICARDI: MAURITO E’ DIFESO DA POCHI WANDITOS MENTRE LO SPOGLIATOIO E’ UNITISSIMO, E INVECE DEI CLAN SBOCCIA EL TORO MARTINEZ

Da ieri sera quelli più arrabbiati non sono i tifosi del Milan ma i fan di Icardi. Spalletti infatti ha dimostrato a loro, a Wanda e a suo maurito che l’Inter vince il derby anche senza di lui, e Nainggolan. Perché il collettivo è sempre più forte del singolo, specie se il singolo li provoca il giorno prima con una foto sui social in cui celebra solo se stesso.

La questione ora non è più se l’Inter può esistere senza Icardi, perché ora Spalletti è terzo e se la gioca. Ora la questione è perché c’è ancora qualcuno che difende El Canito?

E’ curioso osservare che gli ex giocatori sono tutti compatti nel dire che sta sbagliando solo lui: lo hanno detto Vieri, Cassano, Ferrara, Costacurta, Pirlo, Del Piero, Bergomi, Cambiasso. Ovviamente lo dicono anche Spalletti, Brozovic, Perisic, Handanovic, Ranocchia, Lautaro Martinez. E lo ha detto perfino Gattuso alla vigilia del derby.


Insomma il mondo del calcio spiega chiaramente che, anche di fronte a una scelta umiliante come quella di togliere la fascia a un capitano, il giocatore può dimostrare di essere un professionista allenandosi e lottando con i compagni. Perfino Cassano ha spiegato il calcio a Wanda. Ma gli altri niente, non ci sentono: per loro a Icardi tutto è sempre tutto concesso.


Ovviamente maurito non può giocare perché ha un dolore al ginocchio che lo sta tenendo fermo contro la sua volontà, sennò ieri sarebbe sicuramente almeno andato negli spogliatoi a complimentarsi con i compagni. E sui social ha aspettato tanto, forser perché ha visto che ci pensava Maxi Lopez su instagram a sostenere il trascinatore dell’Inter Perisic.

Ma il mistero di come si faccia a difendere uno che guadagna 5 milioni l’anno e che non va neanche a San Siro nella settimana del derby continua. Chi difende Icardi ha mai dato un calcio a un pallone, magari contro un muro, ha mai visto uno spogliatoio o semplicemente ha mai letto I tre moschettieri di Dumas e del loro motto “tutti per uno uno per tutti”? Evidentemente no.

Chi lo difende ha capito che il calcio è uno sport di squadra e perfino Maradona, Pelè, Messi e Cristiano hanno bisogno dei compani? Boh. Nel frattempo però venerdì l’atmosfera era stata scaldata da un retroscena de La Repubblica che diceva che all’Inter ci fosse una guerra tra bande.

A quel punto tutti a dire “l’avevo detto”, o “ecco avete visto?” o ancora “senza Mauro l’Inter è disunita!”, “Questa scelta ci fa perdere la Champions”. Senza capire che la Champions l’Inter l’ha messa a rischio nei due mesi passati a decidere cosa fare con Icardi, quelli dall’eliminazione in Champions alla vittoria di Parma. Lì la non gestione del caso Icardi ha rischiato di compromettere la stagione. Ora invece Spalletti almeno se la gioca.


Per farlo ha unito il gruppo prima di Parma: è questo che molti non hanno capito. Con la vittoria di Parma Spalletti e la squadra hanno avuto la forza di andare dalla società e di risolvere quel problema che da 5 anni attanagliava l’Inter, che in ogni stagione passava due mesi di crisi che gli icardiani bollavano come “calo inspiegabile, boh!”. Spalletti a Parma non dice alla società “rinnovate”. In spallettese dice la cosa si risolva “garba o non garba”.

Il gruppo ha fatto un patto per la Champions a tutti i costi, anche senza Icardi, giocatore che è il benvenuto nello spogliatoio anche oggi, ma che ormai è una riserva di Lautaro Martinez. El Toro in un mese da titolare ha dimostrato di fare gol e, soprattutto, di giocare per la squadra con una classe sopraffina che gli interisti non vedevano in un attaccante da decenni, e ora vale il doppio.

 

PUTIFERIO IN CASA INTER, IL CASO SUL RINNOVO DI ICARDI HA DEFINITIVAMENTE ROTTO GLI EQUILIBRI: A RISCHIO LA CHAMPIONS E PURE SPALLETTI

Icardi non è il problema dell’Inter, ma il comportamento della sua moglie/procuratrice ha scatenato il putiferio nello spogliatoio interista: portando alla definitiva spaccatura tra i Wanditos e l’Interic. Ora anche il quarto posto è in discussione.


Da un mese a questa parte Wandissima ha catalizzato l’attenzione mediatica, ha chiesto 10 milioni come Higuain in tv, si scatena in bianconero sui social e costringe Mauro Icardi a scrivere su instagram che sarà sempre lei e solo lei a rappresentarlo.

Ausilio parla di lei come quella che fa cinepanettoni, in realtà i guai che combina wuanda non fanno ridere neanche il pubblico scarsamente scolarizzato dei film di Natale alla Boldi e De Sica. Da quando ha cominciato questa “guerra” sul rinnovo lo spogliatoio di Appiano è una polveriera.Perisic ha chiesto la cessione e non vuole più giocare, Brozovic lo segue, Nainggolan vuole “rompere il culo” agli interisti. Miranda e Candreva sono in lista partenze ma, soprattutto l’italiano, non ha voglia di andare in Cina per fare la pedina di scambio con Carrasco. Ha da poco avuto una figlia e la sua compagna ieri ha spiegato che out, dovrebbe andare qualcun altro: Lucianone Spalletti, per esempio.

Anche il “profeta di Certaldo” non è più tanto certo di restare in sella nella prossima stagione. L’arrivo di Marotta ha spianato la strada alle fantasie su Antonio Conte, uomo che nell’immaginario interista sarebbe l’unico capace di poter competere per lo Scudetto con la Juve.

I più ottimisti dicono che con Godin, Icardi e Conte il tricolore è assicurato. Siamo sicuri che Icardino e la moglie da Milano non si muoverebbero mai, ma è altrattanto certo che Godin e Conte verranno a Milano anche senza Champions? Questa però resta la scelta di Zhang: con Mancini l’Inter era in testa ma, prima della partita con la Lazio del 20 dicembre 2014 si decise di risschiare la qualificazione in Champions pur di far giocare Icardi titolare.

Ovviamente quell’Inter non centrò la Champions, probabilmente la stessa cosa che farà questa: con goduria di Milanisti e romanisti. E non dite che non ve l’avevamo detto

UN ANNO DI MANCIO: VINCE PURE CON LA DIFESA A 3 E HA LA SQUADRA IN PUGNO

Riproporre lo stesso modulo della debacle di San Siro contro la Fiorentina sembrava un azzardo. Ma non a Mancini e alla sua Inter che col 3-5-2 (e anche a un po’ di fortuna) è riuscita a battere il Torino di Ventura, collezionando il settimo 1-0 in 12 gare di campionato. La legge del calcio è chiara, e cioè: chi vince ha ragione. Mancini aveva rischiato con la Roma tenendo Icardi in panchina per 90′ ma era uscito con 3 punti fondamentali. E l’ennesimo cambio di modulo dell’allenatore e la conseguente scelta degli 11 titolari ha fatto storcere il naso ai più anche oggi. A cominciare dalla scelta di proporre Palacio in coppia con Icardi, sacrificando così Jovetic, Ljajic e Perisic: che a differenza del montenegrino però entrano in corso. Le scelte curiose ci sono anche nella difesa a tre con Juan Jesus a completare il solidissimo muro Miranda-Murillo. Sulle fasce confermati per la seconda gara consecutiva D’Ambrosio e Nagatomo, essenziali nei cambi di gioco di Ventura. Ma la vera sorpresa della partita è il gol di Kondogbia, il primo in Serie A. Dopo le tante critiche basate soprattutto sul rapporto qualità-prezzo, il francese inizia a ripagare la fiducia del suo allenatore segnando una rete importantissima per le sorti del campionato. Chi parla di fortuna dopo 12 partite nasconde tutti gli altri enormi meriti di questa squadra, nella quale Mancini cambia gli interpreti non perdendo la mentalità vincente: dimostrando che tutti si sentono parte di un progetto, di una squadra.