LAUTARO SCALPITA, UN ALTRO SACRIFICATO SULL’ALTARE DEI GOL DI ICARDI: CHE GIOCA SOLO DA UNICA PUNTA IN UN MODULO CON UN SOLO ATTACCANTE

“Mi alleno sempre al massimo ma non gioco”. Una storia già sentita per la quale la motivazione è sempre la stessa. Dal 20 dicembre 2015 Zhang ha deciso che Icardi è l’uomo immagine dell’Inter. Ne è il capitano e bisogna giocare sempre col modulo che lo esalti: tutti gregari e lui che spinge la palla in porta da unica punta. Zhang se n’è fregato pure di perdere una qualificazione Champions e a uno a uno ha cacciato i dissidenti, anche se  avevano portato l’Inter prima in classifica.

Precampionato pazzesco, stava per decidere la gara col Toro pur avendo giocato solo 3 minuti, decide quella col Cagliari con gol e assist di pregio, entra col Barcellona e va a fare pressing alto, ruba palla e la serve a Icardi che, invece di giocare di squadra, egoisticamente cerca e trova il gol. A conti fatti il suo unico giro a vuoto è stata la gara col Sassuolo. La prima della sua vita in Serie A, una gara in cui tutta la squadra ha giocato male perché Spalletti l’ha schierata con un modulo inedito e con un attaccante parcheggiato in area.

I wanditos gli hanno dato subito addosso: non solo gioca male lui, fa giocare male pure el canito perché gli toglie spazi in area. Però senza Icardi l’Inter quest’anno ha vinto 3 partite e ha segnato 10 gol, forse perché si può giocare più la palla senza dare riferimenti agli avversari: cosa che il parcheggiatore d’area di rigore fa spesso, prova ne è la sua ultima gara a Bergamo dove è stato umiliato da Djimsiti, che il capitano si è pure perso in marcatura in occasione del 3-1 che ha chiuso la gara.

Nainggolan forse sperava che l’Inter vendesse Icardi e lo rimpiazzasse con Dzeko, attaccante che è un suo amico e che “aiuta la squadra più di Icardi”. Perisic aveva proprio scritto a Dzeko, pubblicamente, invitandolo all’Inter. Insomma, un bell’ambientino nello spogliatoio, che probabilmente ha avuto qualche scossone dopo Inter-Barcellona e il mancato passaggio di Icardi a Perisic.

Sul 4-1 gli analisti diranno: boh, chissà che è successo con l’Atalanta. Così hanno spiegato le improvvise crisi dell’Inter, riaccese però sempre quando l’allenatore ha tolto Icardi dal campo, pagando questa scelta con l’esonero. E’ successo a Mancini, che senza Icardi aveva portato l’Inter in testa al campionato, senza Icardi ha battuto la Juve 3-0 , senza Icardi ha vinto 2-1 a San Paolo contro Sarri e, sempre senza Icardi ha battuto la Roma di Garcia. Insomma Icardi è fortissimo, ma pare si possa giocare a calcio anche senza.

Forse Icardi è geloso del fatto che Lautaro abbia già segnato con la maglia della Selección, forse è Wanda che non vuole altri attori sotto l’occhio di bue, fatto sta che i gol di suo maurito non bastano a spiegare perché sia sempre titolare fisso. Lo stesso Spalletti con la Roma si era inventato i tre pequeños: Salah, El Shaarawy, Perotti. Lo fece perché in quell’anno Dzeko non segnava neanche a porta vuota, ma la sua Roma volava sopra il Napoli. All’Inter Zhang non glielo permetterebbe, come lo ha impedito a Mazzarri, Mancini o Pioli: basta spiegare ai tifosi che non è l’Inter ma una squadra che deve giocare sempre con Icardi titolare e un modulo a una sola punta.

 

SUICIDIO TATTICO ALLEGRI, METTE BARZAGLI E REGALA A MOU UNA NOTTE GODURIOSA: I TIFOSI SI SONO STANCATI DELLA STRATEGIA DEL GOLLETTINO E VOGLIONO LA PACE CON CONTE

Più del rigore di Cristiano Ronaldo i tifosi della Juve erano arrabbiati con Allegri per aver perso contro il Real tenendosi Cuadrado in panchia. Un po’ come quando perdi a scopone e il settebello ti è rimasto in mano. Da ieri sera chat e forum di tifosi sono imbufaliti soprattutto con l’allenatore livornese, che ieri ha regalato la vittoria all’odiatissimo Mourinho con una sostituzione delirante.


La solita strategia di gollettino e poi amministrazione deraglia quando Allegri, per la frenesia di metterla al sicuro, ha fatto una sostituzione che nemmeno Nedo Sonetti: ha tolto il mligliore in campo , uno stratosferico De Sciglio che stava sovrastando Pogba,  per mettere il quarantenne Barzagli.  La squadra ha perso metri e metri di baricentro e ha concesso due gol più una terza clamorosa occasione. Il tutto al Manchester United meno convincente della storia moderna, dilaniato da faide interne tra squadra, dirigenti e allenatore.

Una scelta da fifone visto che lo United avrebbe cercato il pari nel finale e avrebbe lasciato ampi spazi: una scelta che per i vedovi allegri di Conte è lo specchio di una mentalità non da grande allenatore, da uno che sa vincere solo perché ha in mano la squadra più forte.

Ti manca il coraggio di giocare all’attacco, gli disse Dani Alves davanti a tutti in conferenza. Cagon. Gli disse Tevez sostituito. Lui ha sempre ragione perché vince, dicono i tossici da risultati, ma con la Juve ha vinto 4 Scudetti senza avversari che partivano con obiettivo tricolore e quando è arrivato in Finale di Champions è stato preso a sculacciate con 2 o 3 gol di scarto, non certo un atteggiamento da battaglia.

In molti mormorano che con Conte la Juve non avrebbe perso così le finali, per atteggiamento tattico più rivolto all’attacco ma soprattutto per il carattere che Andonio dava alla squadra, portata in trionfo con Matri e Pepe proprio contro il Milan di Allegri con Ibra e Thiago Silva…

Non è facile perché Conte ha rotto personalmente con Agnelli, ma visto che è stato perdonato perfino Bonucci dopo aver fatto lo sciacquone allo Stadium… la fronda degli anti allegriani cresce ma il fidanzato di Ambra può anche trarre beneficio da questo schiaffone. 

Può capire che Barzagli può usarlo solo come mascotte, come avrebbe dovuto fare Ventura con la Svezia, e sfruttrare questa amarezza per capire come vincere la Champions a Madrid, sennò sarà addio.

DALLA SVEZIA A OGGI L’ITALIA RESTA SENZA UN PROGETTO FEDERALE: L’UNICO LEADER E’ CHIELLINI

Da quel maledetto 13 novembre è ormai passato un anno e noi siamo ancora fermi: questa è la desolante verità, non c’è nessun Messia ad aiutare la nostra Nazionale e ancora una volta il leader tecnico resta Chiellini. Nella loro sbrigativa e superficiale sintesi i giornalisti danno già la “colpa a Mancini”: non capendo che potremmo pure esonerare un altro CT, ma senza una struttura federale che a piramide faccia “salire” nuovi talenti verso la maglia azzurra non potrà aiutarci neanche Mourinho del Triplete.

In questo momento manca il numero 1 della Figc e anche se il 22 dovesse arrivare Gravina non si potrebbe dare solo a lui la responsabilità di ricostruire, anche se certamente gli chiediamo di guidare il rinnovamento.

Costacurta si è fatto notare solo per la candidatura della della Colombari a presidentessa della federcalcio femminile, non sono stati creati centri regionali e federali, non ci sono regole che impongano o incoraggino l’utilizzo di calciatori italiani e l’unico club che ha in Serie C la seconda squadra è la Juventus. Troppo poco.


Il Belgio aveva organizzato gli Europei nel 2000 e non ha passato i gironi: si sono riorganizzati in due dimensioni non con un’unica misura o assumendo una sola persona, ma attuando tanti provvedimenti tutti volti nella stessa direzione.  Hanno creato 8 centri tecnici federali chiamati «Topsport»,  hanno anche chiamato i 30 migliori allenatore del Paese e incentivato le maggiori società all’impiego dei giovani e innestato personalità come Henry nella squadra di allenatori della Nazionale.


Risultato? Dai centri federali sono arrivati Courtois, De Bruyne, Mertens e il Belgio è stabilmente tra le prime squadre del mondo. Poi c’è stata la questione del Meltin Pot: dall’integrazione sono arrivati Nainggolan, Kompany e Lukaku. Ma ci sono anche Tielemans e Batshuay che hanno origini congolesi come il capitano del City, o quelli di origine marocchina come Chadli e Fellaini. E il futuro? E’ già cominciato con Januzay: nato da genitori albanesi-kossovari. Certo, se poi hai un talento come Hazard è meglio: ma la struttura di questo Belgio andrebbe bene anche senza il Pallone d’Oro 2020.

Anche il calcio tedesco si è riorganizzato dopo il 2-0 di Dortmund del 2006 firmato Grosso e Del Piero: centri federali in ogni regione con calciatori che fino ai 23 anni giocano in tutti i ruoli. Così nascono atleti tecnicamente validissimi come Khedira, Oezil, o Kross: centrocampisti tuttofare che risolvono i problemi delle squadre in cui giocano. C’è stata l’inclusione di nuovi tedeschi e di tecnici federali con laurea e specializzazione, ci sono le squadre B e c’è stato l’incentivo economico a far giocare i tedeschi in Bundesliga: ogni squadra è obbligata ad averne 12 in rosa e prende dei soldi sulla base dell’utilizzo degli Under 23.

Nella UCLFinal del 2013 tra Bayern e Borussia c’erano 26 giocatori di nazionalità tedesca e formati nei vivai nazionali: l’anno dopo la Germania ha vinto i Mondiali in Brasile

Ma il calcio tedesco aveva preparato la sua rinascita anche prima: con l’assegnazione dei mondiali era stato deciso di fare 12 nuovi stadi omogeneamente in tutta la nazione. Per i mondiali di Italia ’90, per dire, gli stadi nuovi sono stati solo due: “uno a Torino per il Re d’Italia e uno a Bari per il Re del calcio”, si sentiva dire in quegli anni. E noi siamo rimasti ancora là.