DALLA SVEZIA A OGGI L’ITALIA RESTA SENZA UN PROGETTO FEDERALE: L’UNICO LEADER E’ CHIELLINI

Da quel maledetto 13 novembre è ormai passato un anno e noi siamo ancora fermi: questa è la desolante verità, non c’è nessun Messia ad aiutare la nostra Nazionale e ancora una volta il leader tecnico resta Chiellini. Nella loro sbrigativa e superficiale sintesi i giornalisti danno già la “colpa a Mancini”: non capendo che potremmo pure esonerare un altro CT, ma senza una struttura federale che a piramide faccia “salire” nuovi talenti verso la maglia azzurra non potrà aiutarci neanche Mourinho del Triplete.

In questo momento manca il numero 1 della Figc e anche se il 22 dovesse arrivare Gravina non si potrebbe dare solo a lui la responsabilità di ricostruire, anche se certamente gli chiediamo di guidare il rinnovamento.

Costacurta si è fatto notare solo per la candidatura della della Colombari a presidentessa della federcalcio femminile, non sono stati creati centri regionali e federali, non ci sono regole che impongano o incoraggino l’utilizzo di calciatori italiani e l’unico club che ha in Serie C la seconda squadra è la Juventus. Troppo poco.


Il Belgio aveva organizzato gli Europei nel 2000 e non ha passato i gironi: si sono riorganizzati in due dimensioni non con un’unica misura o assumendo una sola persona, ma attuando tanti provvedimenti tutti volti nella stessa direzione.  Hanno creato 8 centri tecnici federali chiamati «Topsport»,  hanno anche chiamato i 30 migliori allenatore del Paese e incentivato le maggiori società all’impiego dei giovani e innestato personalità come Henry nella squadra di allenatori della Nazionale.


Risultato? Dai centri federali sono arrivati Courtois, De Bruyne, Mertens e il Belgio è stabilmente tra le prime squadre del mondo. Poi c’è stata la questione del Meltin Pot: dall’integrazione sono arrivati Nainggolan, Kompany e Lukaku. Ma ci sono anche Tielemans e Batshuay che hanno origini congolesi come il capitano del City, o quelli di origine marocchina come Chadli e Fellaini. E il futuro? E’ già cominciato con Januzay: nato da genitori albanesi-kossovari. Certo, se poi hai un talento come Hazard è meglio: ma la struttura di questo Belgio andrebbe bene anche senza il Pallone d’Oro 2020.

Anche il calcio tedesco si è riorganizzato dopo il 2-0 di Dortmund del 2006 firmato Grosso e Del Piero: centri federali in ogni regione con calciatori che fino ai 23 anni giocano in tutti i ruoli. Così nascono atleti tecnicamente validissimi come Khedira, Oezil, o Kross: centrocampisti tuttofare che risolvono i problemi delle squadre in cui giocano. C’è stata l’inclusione di nuovi tedeschi e di tecnici federali con laurea e specializzazione, ci sono le squadre B e c’è stato l’incentivo economico a far giocare i tedeschi in Bundesliga: ogni squadra è obbligata ad averne 12 in rosa e prende dei soldi sulla base dell’utilizzo degli Under 23.

Nella UCLFinal del 2013 tra Bayern e Borussia c’erano 26 giocatori di nazionalità tedesca e formati nei vivai nazionali: l’anno dopo la Germania ha vinto i Mondiali in Brasile

Ma il calcio tedesco aveva preparato la sua rinascita anche prima: con l’assegnazione dei mondiali era stato deciso di fare 12 nuovi stadi omogeneamente in tutta la nazione. Per i mondiali di Italia ’90, per dire, gli stadi nuovi sono stati solo due: “uno a Torino per il Re d’Italia e uno a Bari per il Re del calcio”, si sentiva dire in quegli anni. E noi siamo rimasti ancora là.

CONTE HA SPALLE LARGHE, PORTAFOGLIO PIENO E AMBIZIONE EUROPEA: ECCO PERCHE’ RESTERA’ CT

Le parole di Malagò hanno riaperto il dibattito: ma è davvero difficile se non impossibile pensare a Conte CT part time. Scusate la retorica, ma che cosa potrebbe succedere se alla vigilia di un Milan-Juve Conte, nel doppio ruolo di allenatore dei rossoneri e selezionatore azzurro, convocasse un sacco di juventini e, durante gli allenamenti, si infortunasse pure un giocatore importante? La parola adatta forse sarebbe putiferio.

malago conte

Conte è l’allenatore della Nazionale fino al 2016, vuole costruire una “macchina da guerra” per vincere l’Europeo 2016 e quindi non può sentirsi offeso e vilipeso dalle critiche che normalmente attirerà.  Le attirerà per il suo ruolo da CT e per la sua personalità, ma certo non è giusto che le attiri per il suo passato: su questo Conte ha assolutamente ragione, ma se qualcuno lo provoca deve essere superiore per il bene dell’Italia e della maglia azzurra. Punto. Non c’è spazio per l’emotività a questi livelli di professionismo e lui deve capire che nella sua carriera questo passaggio sarà fondamentale anche per crescere a livello caratteriale: Antonio, impara a fartele scivolare addosso le critiche, anche quelle che non vuoi dimenticare. Quindi basta col possibile addio.

addio possibile

Quella che si è conclusa ieri passerà alla storia come una delle “soste Nazionali” più calde e polemiche. Salvo il tracollo brasiliano infatti Prandelli aveva vissuto sempre con molta serenità ogni turno di qualificazione a Europeo e Mondiale, e le uniche polemiche erano al massimo sui giocatori con Codice Etico ed esclusioni da calcioscommesse. Questi giorni invece, dalla notizia dell’infortunio di Marchisio in poi, sono stati una polveriera.

elkann conte

Il web ha dato il peggio di sè, la confusione tra staff medico e quello della comunicazione azzurra ha fatto sì che si pensasse che il centrocampista della Juve restasse fuori 6 mesi e John Elkann ha sentito il desiderio di fare una domanda emotiva e retorica, chiedendosi il perché del troppo lavoro in Nazionale e pungendo il CT dicendogli che sarebbe potuto diventare quello con più infortuni della storia. In più trapela la notizia per cui la Fiat potrebbe non rinnovare la sua sponsorizzazione alla Figc.

fiat lascia italia

Conte a quel punto ci ha messo del suo: emotivo anche lui, ha tirato fuori una conferenza stampa dove è andato in scena qualcosa tipo “siccome non posso dire quello che voglio, allora non dico nulla“. Poi si è anche alzato quando il giornalista Rai gli ha chiesto se l’infortunio di Marchisio fosse una perdita più della Juve o per la Nazionale. (Guarda il video) Domanda cattivella, ma che ha fatto temere ad Antonio che il ritorno a Torino non sarebbe stato così pieno di abbracci come invece poi è stato: già, perché Marchisio alla fine non si è rotto i legamenti e forse torna già con l’Empoli.

 intervista

Quella che è rimasta è l’amarezza delle polemiche messe alle spalle ma soprattutto due pareggi: uno in amichevole con centrocampo sperimentale, e visto che affrontavamo l’Inghilterra l’1-1 ci può anche accontentare.

classifica italia

Ma il pareggio in Bulgaria invece ci complica un po’ il cammino in chiave Europeo: perché se il 12 giugno perdiamo in Croazia rischiamo di essere terzi, e a quel punto la qualificazione (comunque possibile) sarebbe un po’ più complicata. Secondo qualcuno questo sarebbe lo scenario ideale per cui Conte potrebbe lasciare la guida dell’Italia. Le motivazioni potrebbero essere quelle che conosciamo: ovvero le continue punzecchiature dal suo vecchio club, l’indisponibilità a fare gli stage da parte degli allenatori. Ma soprattutto la difficoltà di vincere davvero, una rosa di selezionabili relativamente povera e un ambiente tendenzialmente con poche coccole.

macchina da guerra conte

Tavecchio per lui farebbe di tutto e fa bene a proteggerlo, ma Conte non può tenerci sulle spine o essere pronto a lasciare se le cose si mettono male: Antonio resti Ct senza se e senza ma. Non per l’ingaggio che percepisce, ma anche perché se vuole una carriera internazionale non deve far altro che mettersi in mostra con lamacchina da guerra” che ha progettato per Francia 2016.