ITALIA90: L’APICE DEL NOSTRO CALCIO E LE COLPE DEI NOSTRI MANAGER CHE STIAMO ANCORA PAGANDO

Nel 1990 in Italia cominciò la caduta: colpa di quei manager che non seppero guardare al futuro. Ovviamente la più grande occasione persa riguarda gli stadi, cisto che si spese tutto per ristrutturare i vecchi e i nuovi furono solo 2, a Torino e Bari: per pura coincidenza le città delle persone più influenti nel calcio, Agnelli e Matarrese…
Il disastro degli stadi fu prima di immagine: perché nei gironi molti impianti non registrarono mai i pienoni, e poi economico. Nel bilancio del Governo 2011 c’erano ancora da pagare rate dei mutui per gli stadi a botte da circa 50 mln annui. Il tutto per stadi brutti e che oggi crollano.
Il conto che alla fine abbiamo pagato per gli Stadi fu di mille e duecento miliardi di lire: 645 milioni di euro da inflazionare. L’84% in più di quanto previsto. Come se il piano della BCE per salvare tutta l’Europa dalla crisi economica da Coronavirus lo avessimo finanziato noi.
Lo spreco simbolo fu il delle Alpi. 60mila posti e con pista d’atletica, da sempre considerato come un impianto “freddo”. Agli italiani costò circa 226 miliardi di lire ma ospitò solo 5 partite del Mondiale: fu abbattuto nel 2008 e oggi c’è sopra il nuovo stadio della Juve.
Carraro e Montezemolo
Poi ci fu il disastro San Nicola. Per fare bella figura a livello internazionale il progetto fu affidato all’archiStar #RenzoPiano. A Bari l’astronave da 60mila posti e pista pronta per le Olimpiadi, per ospitare una squadra che quando ha giocato in A ambiva solo a salvarsi.
Non solo stadi, eh. A Roma con 15 miliardi costruirono la Stazione Farnese, abbandonata dopo le 6 gare giocate all’Olimpico e poi utilizzata da CasaPound. Ci starebbero anche gli 81 miliardi per 8 km di linea Aurelia-VignaClara (poi più
o meno usata).
E poi gli alberghi: così poteva mancare un ecomostro da 10 miliardi di lire che poi chissà quanto ci è costato abbattere dopo che era diventato teatro di spaccio e degrado? L’albergone di Milano sul fiume Lambro? Doveva servire a ospitare i tifosi. Non è mai neanche stato ultimato.
Italia90 ci costò più di 7 miliardi di Euro di cui almeno 6 pubblici. Uno spreco che ha mozzato le gambe all’Italia e per il quale (stupiti?) la responsabilità non c’è: perché talmente diffusa da atomizzarsi fino a scomparire. Però il comitato chiuse “formalmente in attivo”.
In Italia la parola “appalti” non andava d’accordo con quella “controlli” e anche Montezemolo protestava alla Camera. Oggi siamo qui a ricordarci di quanto Baggio e Schillaci ci fecero sognare, ma in realtà in quei giorni qualcuno metteva le future generazioni italiane al buio.

CLAMOROSO: HIGUAIN AL CHELSEA DI SARRI DOPO LA SUPERCOPPA, LEONARDO CERCA L’ACCORDO CON MORATA

Il nostro amore mai nato è già finito, avrebbe scritto Costanzo per far cantare Mina. La realtà è ben diversa: il Milan e Higuain sembrano al capolinea, l’attaccante argentino ha già l’accordo col Chelsea del suo maestro Sarri e Leonardo vuole solo che il Pipita giochi la Supercoppa con la Juve, poi sarà addio. Anche se Leonardo non ha ancora chiuso con Morata.Higuain non si è mai sentito un vero milanista ma il suo patto col Diavolo si è rotto la sera della sfida alla Juve. Higuain sbagliò un rigore e poi fu espulso dall’irreprensibile Mazzoleni (quello di Koulibaly e quello che nella stessa partita non buttò fuori Benatia per doppio giallo in occasione del fallo da rigore). Higuain quella sera si è sentito solo perché i tifosi e la dirigenza non gli hanno coperto le spalle.


I tifosi del Napoli e della Juve non avrebbero mai lasciato solo il proprio beniamino, anche a costo di essere irrazionali, anche a costo di dover far notare che la sclerata di Higuain con Mazzoleni è ingiustificabile, ma avviene DOPO l’espulsione… Insomma: non viene espulso perché sclera, ma sclera perché viene espulso prendendosi due gialli in 10 secondi. Cose che alla Juve aveva dimenticato.

Da lì Higuain non gioca per un mese e qualcuno dice che abbia “staccato” la testa dal Milan. Poi il corteggiamento di Sarri, uno che quando ha avuto in mano Gonzalo gli ha fatto fare 36 gol: record storico di marcature in Serie A, superando Nordhal e i numeri di un calcio che si risollevava dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale.Da qui nasce l’irritazione di Leonardo, che prima di capodanno va a Milanello a confermare Gattuso (per mancanza di alternative) e lancia una frecciatina a Higuain. Il Giornale raccoglie il nervosismo dell’attaccante argentino e Leonardo, alla presentazione di Paquetà, sfrutta la presenza dei giornalisti in sala stampa per lanciare una una nuova stilettata: ora stai qua e fai, Higuain deve pedalare.Sembrava una chiusura al Chelsea ma è di ieri la notizia che il fratello agente del Pipita sia a Londra per trattare con i blues. Se Leonardo troverà l’accordo con Morata Higuain andrà in Premier: prima però deve provare a vincere la Supercoppa battendo la Juve, come fece a Doha quando indossava la maglia del Napoli e a Buffon ne fece due.

 

 

DALLA SVEZIA A OGGI L’ITALIA RESTA SENZA UN PROGETTO FEDERALE: L’UNICO LEADER E’ CHIELLINI

Da quel maledetto 13 novembre è ormai passato un anno e noi siamo ancora fermi: questa è la desolante verità, non c’è nessun Messia ad aiutare la nostra Nazionale e ancora una volta il leader tecnico resta Chiellini. Nella loro sbrigativa e superficiale sintesi i giornalisti danno già la “colpa a Mancini”: non capendo che potremmo pure esonerare un altro CT, ma senza una struttura federale che a piramide faccia “salire” nuovi talenti verso la maglia azzurra non potrà aiutarci neanche Mourinho del Triplete.

In questo momento manca il numero 1 della Figc e anche se il 22 dovesse arrivare Gravina non si potrebbe dare solo a lui la responsabilità di ricostruire, anche se certamente gli chiediamo di guidare il rinnovamento.

Costacurta si è fatto notare solo per la candidatura della della Colombari a presidentessa della federcalcio femminile, non sono stati creati centri regionali e federali, non ci sono regole che impongano o incoraggino l’utilizzo di calciatori italiani e l’unico club che ha in Serie C la seconda squadra è la Juventus. Troppo poco.


Il Belgio aveva organizzato gli Europei nel 2000 e non ha passato i gironi: si sono riorganizzati in due dimensioni non con un’unica misura o assumendo una sola persona, ma attuando tanti provvedimenti tutti volti nella stessa direzione.  Hanno creato 8 centri tecnici federali chiamati «Topsport»,  hanno anche chiamato i 30 migliori allenatore del Paese e incentivato le maggiori società all’impiego dei giovani e innestato personalità come Henry nella squadra di allenatori della Nazionale.


Risultato? Dai centri federali sono arrivati Courtois, De Bruyne, Mertens e il Belgio è stabilmente tra le prime squadre del mondo. Poi c’è stata la questione del Meltin Pot: dall’integrazione sono arrivati Nainggolan, Kompany e Lukaku. Ma ci sono anche Tielemans e Batshuay che hanno origini congolesi come il capitano del City, o quelli di origine marocchina come Chadli e Fellaini. E il futuro? E’ già cominciato con Januzay: nato da genitori albanesi-kossovari. Certo, se poi hai un talento come Hazard è meglio: ma la struttura di questo Belgio andrebbe bene anche senza il Pallone d’Oro 2020.

Anche il calcio tedesco si è riorganizzato dopo il 2-0 di Dortmund del 2006 firmato Grosso e Del Piero: centri federali in ogni regione con calciatori che fino ai 23 anni giocano in tutti i ruoli. Così nascono atleti tecnicamente validissimi come Khedira, Oezil, o Kross: centrocampisti tuttofare che risolvono i problemi delle squadre in cui giocano. C’è stata l’inclusione di nuovi tedeschi e di tecnici federali con laurea e specializzazione, ci sono le squadre B e c’è stato l’incentivo economico a far giocare i tedeschi in Bundesliga: ogni squadra è obbligata ad averne 12 in rosa e prende dei soldi sulla base dell’utilizzo degli Under 23.

Nella UCLFinal del 2013 tra Bayern e Borussia c’erano 26 giocatori di nazionalità tedesca e formati nei vivai nazionali: l’anno dopo la Germania ha vinto i Mondiali in Brasile

Ma il calcio tedesco aveva preparato la sua rinascita anche prima: con l’assegnazione dei mondiali era stato deciso di fare 12 nuovi stadi omogeneamente in tutta la nazione. Per i mondiali di Italia ’90, per dire, gli stadi nuovi sono stati solo due: “uno a Torino per il Re d’Italia e uno a Bari per il Re del calcio”, si sentiva dire in quegli anni. E noi siamo rimasti ancora là.