BUFFON EGUAGLIA IL RECORD DI MALDINI: MA PAOLO HA LA FACCIA PULITA DI UN ALTRO CALCIO, GIGI E’ ANCHE QUELLO DEI FRUTTINI E CHE NON AVREBBE AVVISATO L’ARBITRO SUL GOL DI MUNTARI

Premessa: Gigi Buffon è un monumento del calcio italiano ed è entrato nella leggenda azzurra all’Olympiastadion di Berlino la notte del 9 luglio. L’Italia diventa Campione del Mondo e lui ne è un simbolo fiero e insuperabile, battuto solo da Capitan Cannavaro che quell’anno vinse il Pallone D’Oro.

Però poi l’immagine che abbiamo percepito di Buffon cambia: poche settimane dopo lo ritroveremo in Serie B sul campo del Rimini a raccogliere un pallone nella rete, numero uno di una Juventus che si rialza dalle macerie in tempo per  guardare l’Inter vincere il Triplete.

La Juve di Agnelli nasce sotto una nuova spinta e Gigi non è più il ragazzo simbolo dell’Italia: ma è un uomo cresciuto e incattivito, livoroso come i suoi supporter quando non solo vince uno Scudetto dopo un gol non convalidato, ma addirittura se ne vanta.Ma come? Ma che piacere c’è a vincere così? Nello sport vince il più forte, non il più furbo. Un campione del Mondo ridotto a fare il vago sui gol e a dire di non essersi accorto. Lui, portiere in Serie A, come avrà fatto a non vedere la palla oltre la linea di almeno 30 centimetri?

Continuando a parlare di calcio Buffon è quello che ha detto “meglio due feriti di un morto”. Oppure “in Italia si scansano, in Europa no”, spiegando in modo perfino ingeneroso per la sua società perché la Juve vinca solo in Italia.

Parlando solo di spogliatoio e campo Maldini è il simbolo di un altro calcio. Non solo perché per tutti i Maldini sono padre e figlio che alzano da capitani del Milan la Coppa dei Campioni. Ma anche perché non abbiamo mai visto Maldini con il numero 88 o con la scritta “BOIA CHI MOLLA” sulla maglia.

Per non parlare delle parole rivolte a Oliver, colpevole di aver fischiato un rigore per un fallo da rigore. Buffon non se la prese con l’autore del fallo Benatia. Se la prese con l’arbitro e cominciò a fare discorsi sulla sensibilità che un professionista a certi livelli deve avere per decidere cosa fare in partite del genere. Una dichiarazione che lascia aperto il campo a varie interpretazioni. Che volevi dire, Gigi? Hai visto altri arbitri in altre partite con una sensibilità diversa? Se sì ci dici quali?

E non vogliamo andare oltre. Non vogliamo ricordare altre vicende perché vogliamo parlare di calcio. Ma parlando di campo è evidente che per un portiere è più facile stabilire record di presenze rispetto a un terzino che fa vent’anni su e giù per la fascia. Per questo e per la sua immagine il record di 647 presenze in Serie A resta di Maldini, a Buffon quello dei portieri.

 

LA VERA SFIDA TRA GALLIANI E FASSONE E’ IL RINNOVO DI DONNARUMMA: BALLANO 150 MILIONI DI EURO

Gigio Donnarumma è il futuro portiere dei prossimi 20 anni della Nazionale italiana. A meno che non si bruci da solo, i mezzi tecnici e fisici li ha: da molti viene paragonato a Buffon ma c’è qualcosa che Gigio ha in più. Para i rigori: già 4 in una stagione di A contro i 19 in 17 stagioni di Nonno Gigi. Più quello di Doha a Dybala.Donnarumma-su-Dybala-rigore-Supercoppa

Il merito di averlo in rosa nel Milan è di Galliani: il grande merito di averlo reso un titolare in Serie A è di Sinisa Mihajlovic che, contro la volontà di Galliani, lo mise titolare al posto di Diego Lopez: portiere a cui il Condor aveva concesso 4,5 milioni di euro a stagione. Insomma il Milan si è trovato un tesoro in mano, e ora “i cinesi” rischiano di farselo fregare: perché Minone Raiola ha fiutato il bottino, e la sua strategia di aspettare il closing (se mai si farà) è uno stratagemma per guadagnare tempo e guadagnare sempre più centimentri di manico del coltello, che comunque ha in mano lui.

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Questo perché Donnarumma il 25 febbraio compirà 18 anni: questa è la data che più del 3 maizo deve interessare alla nuova (se esiste) cordata che vuole rilevare la proprietà del Milan. Gigio può valere tanto, il suo cartellino potrebbe arrivare a poter costare fino a 50 milioni di euro, l’affare potrebbe essere da 150 milioni di euro. Perderlo sarebbe un dramma economico per questa società, ma che biglietto da visita sarebbe per i fantomatici “cinesi” di cui – a parte Fassone e Mirabelli (sic) – nessuno conosce volti e intenzioni? Pessimo.

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A fine anno c’è stata una guerra mediatica in cui i #gallianers sono riusciti a far passare il messaggio per cui la figura di Adriano Galliani sia fondamentale per non perdere Donnarumma a zero. In quel periodo un curioso alleato mediatico di AG è stato clamorosamente Beppe Marotta, che davanti ai giornalisti in Lega Calcio ha detto che la Juve avrebbe mantenuto per tradizione il portiere della Nazionale. Un bell’assist, che ha scatenato i tifosi rossoneri: indiavolati all’idea di farsi scippare pure Donnarumma dopo Pirlo e Tevez. 

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Il problema è che Mino Raiola è uno che è risucito a fregare Sir Alex Ferguson e il Manchester United con Pogba, e molti operatori di mercato pensano che Minone farà un sol boccone di Fassone e Mirabelli. Due brave persone che però a grandi livelli non hanno mai fatto operazioni di mercato così ardite. Anzi, se il futuro direttore sportivo a grandi livelli lo dobbiamo ancora vedere, nel curriculum di  Fassone ci sono i 40 milioni per Kondogbia fatti spendere all’Inter.

 

PIERSILVIO E MARINA CHIUDONO I RUBINETTI, BASTA SPRECARE SOLDI PER GLI ALLENATORI DEL MILAN: MIHA RESTA

Per spiegare la conferma di Mihajlovic alla guida del Milan anche per la prossima stagione dobbiamo partire da ciò che è successo un’estate fa. Silvio e Galliani avrebbero fatto carte false per portare Ibrahimovic al Milan: sembrava quel giocatore in grado di catalizzare tutte le forze della squadra e di elevare il livello del Milan da solo, così da poter centrare almeno il terzo posto. Ibra voleva circa 12 milioni all’anno, e la cosa alla fine è sfumata perché dall’alto non hanno detto sì. Dopo un mercato dispendioso si è deciso di non spendere altro denaro per un mega ingaggio di un giocatore. Ma Silvio e Adriano lo avrebbero portato eccome, e la risposta di Mihajlovic su chi preferiva tra Balotelli e Ibrahimovic la potete intuire.

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Quest’anno Mihajlovic è stato messo sotto tiro sin dalla seconda giornata di campionato, quando a San Siro contro l’Empoli schierò Suso e Nocerino titolari. Non perché l’allenatore serbo a volte fa “formazioni del cazzo” (cit. caro Sinisa), ma perché voleva lanciare un messagio a stampa e tifosi: la società questo mi ha messo a disposizione. Ovvio che all’inizio questo atteggiamento spigoloso di Mihajlovic non fu accettato dal cloeb. Che infatti dopo lo 0-4 del Napoli a San Siro faceva trapelare il pensiero per cui “se i nostri sono brocchi perché li chiamano nelle rispettive Nazionali?” che si pensa sia di Galliani al CorSera o “Adriano, ma quand’è che lo cacci?” di Silvio, che finisce in prima pagina su La Gazzetta senza nessun “filtro” Insomma, già a ottobre eravamo lontanissimi dalle coccole e alla protezione riservata ad Allegri e Inzaghi.

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Perché l’idea del Milan era di rilanciare squadra e organico dopo gli Europei presentando Conte come allenatore: lui sarebbe stato il leader capace di far rendere al 150% questa squadra e puntare dritti al terzo posto o chissà. In questi giorni Conte sta parlando con il Chelsea, il suo ingaggio potrebbe essere molto alto e il Milan non può competere con i petrodollari di Abramovich. Perché dall’alto pensano che per Seedorf e Inzaghi si siano già spesi molti soldi, perché il monte ingaggi del Milan è altissimo: basti pensare che per non andare neanche in panchina Diego Lopez prende più di quanto diano a Conte per fare il CT della Nazionale italiana. Morale: basta sprechi di soldi.

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Nel frattempo, però, ha parlato di MIhajlovic Piersilvio Berlusconi. In molti liquidano la faccenda con frasi tipo “lui si occupa di Tv, non parla quasi mai di calcio”. Proprio per questo vogliamo far capire che le parole di Piersivlio non sono mai banali, e orientano le scelte del Milan, che è sempre e comunque un asset della famiglia Berlusconi, e non il principale. Leggete quel “mi piace: ha carattere” come volete. Per molti è stata la scelta definitiva sulla conferma dell’allenatore. Dopo queste parole, arrivano anche quelle di Abbiati: sarebbe un errore interrompere rapporto con Mihajlovic. Perché, parlando anche di calcio, la situazione a Milanello è cambiata. Miha è sergente di ferro e filosofo, ha compattato il gruppo e fa allenare la squadra con vigore: invertendo una tendenza negli allenamenti della squadra che andava avanti, dicono alcuni, già dalla fine del ciclo Ancelotti.