DAL GUARDIOLISMO AL CALCIOPIATTISMO: IL PARADOSSO MEDIATICO ITALIANO PER CUI SI DERIDE LA STAMPA CHE FA IL SUO DOVERE

La Juve giovedì ha presentato Sarri ma siamo ancora in pieno cortocircuito mediatico. Ci sono le teorie su ciò che non quadra nei lanci social, c’è chi ha notato che il sorriso imbarazzato di Agnelli non è altro che la prova evidente di come Guardiola fosse stato preso fino a qualche giorno, ora, minuto, prima di quelle maledette 15 di domenica scorsa. Ora in cui è finito il sogno e si è passati all’incubo: “sì, certo… hanno annunciato Sarri, ma tanto prima o poi Guardiola arriverà. E’ evidente. Solo che i giornalisti non lo dicono”.

Sui social, e quindi poi un po’ anche nei luoghi fisici e mediatici vengono attaccati i giornalisti che raccontavano della difficile e lunga trattativa con Sarri, il Chelsea e lo staff dell’allenatore toscano. Giornalai che non raccontavano di Guardiola “perché antijuventini che rosicano”. “E’ evidente, come fate a non capirlo? Solo malafede”. Azz.


Chi informava bene veniva e viene – non da tutti ma da molti – insultato e tacciato di antijuventinità: concetto che semplicemente non esiste, se non nella mente di qualche personaggio da fiction. Il romanista dei servizi segreti e lo juventino che dice che sul gol di Turone modificarono la moviola con strumentazioni tecnologiche della Nasa credono negli antijuventini. E infatti sono personaggi da fiction.

Nello sport invece – grazie al cielo – ci sono le rivalità: i tifosi dei Red Sox di Boston tifano per due squadre, la loro e per chiunque affronti gli Yankees. Stessa cosa capita a New York, viva loro e Babe Ruth. Negli States ci si sfotte tutti: in Italia non puoi essere rivale della Juve, criticarla o ironizzare senza passare per antignuvendino. Sul web attacca la massa: se non ti insultano ti deridono, tentano di intimidirti e silenziarti.

Ma con alcuni juventini, certo molto molto pochi rispetto ai 15 milioni di tifosi in Italia di Madama, ribadiamo molto pochi, abbiamo visto che non si può parlare. Non ti credono. Neanche alcuni giornalisti, che comunque dovrebbero informarsi per informare, ci credono al 100%. Anche per loro la trattativa Sarri era un depistaggio. Quindi è evidente che “qualcosa succederà”. Tanto nel calcio succede sempre qualcosa: dappertutto succede sempre qualcosa.


Una percezione deformata della realtà per cui c’è chi si sente perseguitato dai media, alcuni esagerano e dicono di avere 37 scudetti, i fan di Una notte da leoni ricordano che ciò che succede a Las Vegas resta a Las Vegas e quindi poi… Agnelli ha trattato con Pep fino a domenica alle 14.59 e alla fine è saltato per gli Sceicchi, tra di loro ce n’è uno che ha cambiato idea perché è bizzoso. Sono un po’ imprevedibili, questi sceicchi. E’ evidente.

meme su Agnelli, Pep e gli sceicchi

Prima di chiudere lasciateci fare un passaggio sulle montagne russe. Anche se qui si vuole solo parlare un po’ di sociologia dei media, abbiamo notato che in questo mese di voci su Pep qualcosa è successo al titolo della Juventus in borsa. Quanto è materiale e volgave tutto questo, giusto?


Ora parliamo di giornalismo: perché è evidente che chi vi ha raccontato di Pep ha clamorosamente bucato la notizia Sarri, un errore non da poco visto che si parla della società pluricampione d’Italia che dopo 5 anni cambia allenatore. Per carità, bello e prezioso raccontare dei retroscena sul no di Guardiola, ma come è stato possibile non parlare di Sarri mentre c’era una trattativa e c’erano pure le immagini di Paratici con Ramadani? Ovviamente stavano parlando di Koulibaly, primo rinforzo della Juve di Guardiola. Sì. E’ evidente.


Ciò che purtroppo non è evidente è che accusando di Fake News i giornalisti che danno notizie vere si contribuisce a erodere ancora un po’ il sentimento di fiducia che le persone hanno verso l’informazione. Dicendo questo non si dimenticano certo le colpe della categoria, eh. Il paradosso, però, è che almeno questa dalla bufera Sarri la stampa dovrebbe esserne uscita rinvigorita: invece ne è ancora derisa. Il che è un porblema per il ruolo che la stampa dovrebbe avere nella società: l’informazione di qualità è un bene a tutela di tutti, anche al servizio di quelli che la rifiutano perché “a me non la si fa”.


Ma visto che tanto siamo spacciati o che comunque in generale ci piace sorridere vi proponiamo di giocare con noi: crea il tuo colpo di calciomercato! Per gli allenatori potete aspettare, e se succede dire pure l’avevo detto. E se non risuccede potrete giocare la carta del “prima o poi arriva, me lo sento”.

CLAMOROSO SFOGO DI SIMEONE A FINE GARA: A TORINO CI FARANNO USCIRE, AVREMMO DOVUTO VINCERE 4-0

Diego Pablo Simeone è una furia: non gli interessa la vittoria schiacciante sulla Juve, sa che l’Atleti ieri ha perso l’opportunità di chiudere il discorso qualificazione e non l’ha fatto certo per meriti della Juve. Simeone a Torino si aspetta un arbitraggio come quello visto ieri, cioè che penalizzerà l’Atletico. Simbolo di questo pensiero è il gol annullato a Morata per una presunta spinta a Chiellini.

Chiellini è quello che in Italia con un intervento ha rotto una gamba a Bergessio (ex del Cholo) e non viene neanche ammonito quando dà un pugno in faccia mascherato a Belotti.


Da quando è in Nazionale l’Italia ai Mondiali non si qualifica o esce al girone, con il Chiello che non riesce a fermare attaccanti del Costa Rica o della Nuova Zelanda, e che una volta picchiato mostra i segni all’arbitro per far cacciare chi gliele ha suonate, come con Suarez.

Simeone la pensa come Pochettino e mette in guardia la squadra per Torino. Il problema arbitrale evidentemente non è più confinato all’Italia: la Juve un anno fa è riuscita a fare baccano contro Collina e Collina oggi non c’è più. A Madrid la società e Buffon hanno creato una bufera per un rigore netto e se questo è il risultato la gara dello Stadium  non è per nulla scontata.

Secondo l’Atletico l’arbitro ha indirizzato la gara sin dai primi minuti: non ha fischiato un calcio in area Juve di Matuidi a Griezmann, non ha ammonito Alex Sandro per un fallo tattico ma, soprattutto, ha tolto subito dalla gara di ritorno Diego Costa. Il motivo è veramente inaccettabile: come si fa a dare un giallo a un giocatore per questo? Incredibile.

Insomma, il problema della Juve non è tanto che alcune squadra sanno che “non possono restare sulla strada di una schiacciasassi e contro di loro si scansano”.  Il problema è che  troppo spesso vincono facilmente con loro giocatori non espulsi o rigori contro non dati, e alla fine non conoscono il loro reale valore né capiscono dove intervenire per tappare le falle. Con un gesto vergognoso Bonucci forse pensava di fare annullare pure il secondo gol, ma su questo gesto di grave antisportività italiana la parola fine la mette Fabio Capello.

ANNOIATI DALLA PAUSA NAZIONALI? DELA CI RIPORTA SUBITO IN CLIMA VELENI DA CAMPIONATO E RIAPRE IL DIBATTITO SUL VAR CITANDO CALCIOPOLI

Visto che il caffè di Gramellini ha fatto esplodere il dibattito sul  “premettismo” una premessa la facciamo anche noi. La Juventus è una squadra forte e managerialmente di prima fascia a livello mondiale. Ha una squadra piena di campioni, un allenatore che sa come guidare questo gruppo e un presidente giovane e ambizioso che sicuramente vincerà almeno una Champions.

Premesso ciò ci concentriamo sul putiferio creato dalle dichiarazioni del presidente del Napoli in seguito all’ammissione di Rizzoli, che ha spiegato come nonostante il Var in Serie A ci siano stati almeno 7 errori: «mi chiedo – ha detto ADL – perché sia così complicato utilizzare uno strumento tecnologico che deve essere d’aiuto agli arbitri. Se abbiamo una tecnologia del genere, che riesce a vivisezionare un’azione, deve essere la VAR stessa a chiamare l’arbitro ad analizzare le immagini».


Poi l’affondo che riporta ai veleni dello scorso maggio, a quelle mancate espulsioni di Chiellini del derby di Torino o di Pjanic contro l’Inter: «Chiedere i danni per lo scudetto perso? Non ci ho mai pensato, sono una persona al di sopra di ogni sospetto, ma nel nostro calcio c’è stato Calciopoli, quindi a pensar male si fa presto».

Una citazione appena approcciata alla celebre frase di Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca”? Ai posteri l’ardua sentenza: intanto in attesa del prossimo errore, facciamoci due risate col video visto sopra.