FALLIMENTO JUVE, ALLEGRI E’ TROPPO ITALIANO: L’AJAX FA BALLARE LA SAMBA A CR7 CHE ALLA MAMMA DICE “NON FACCIO MIRACOLI”

Agnelli a fine gara è il primo a parlare e a confermare Allegri per la prossima stagione. Lo ha fatto per “normalizzare” una situazione da apocalisse, per evitare le voci e frenare un po’ la valanga di commenti che chiede un cambio in panchina.

La verità che è venuta fuori ieri è che il vecchio calcio della Juve è sorpassato e il nuovo calcio fatto di compiti tattici e sviluppo della tecnica è il futuro. Lo fanno i migliori, non si può pensare di non farlo in Italia.

Gli olandesi hanno fatto ballare la samba ai bianconeri. Arrivano in porta con i colpi di tacco e si sono dimostrati inesperti, perché una grande squadra avrebbe chiuso prima la partita con i gol. La Juve di Allegri non ci ha capito niente perché, in questi cinque anni ci si è accontentati di vincere in Italia senza sviluppare un gioco, anzi dileggiandolo.

E oggi ci si lecca le ferite per il più grande fallimento della storia del calcio italiano. Cosa avremmo detto se l’Inter di Mourinho fosse stato eliminato dall’Ajax di giocatori semisconosciuti? Nessuno in Italia ha mai vinto 8 Scudetti di fila ma la Juve non riesce a tradurre queste vittorie in un trionfo europeo. Strano.


Poi c’è il fallimento aziendale: di una società che si è esposta per comprare Cristiano Ronaldo e per dargli 30 milioni a stagione. Ora ci si ritrova con un giocatore di 34 anni che si è sfogato con la madre: “non faccio miracoli”. Già: forse si è sopravvalutato il valore di Bonucci e Matuidi, di Alex Sandro e di Cancelo. Forse una colpa l’ha avuta anche la stampa, sempre troppo trionfalistica quando si parla di Juve.

Mourinho e Guardiola hanno avuto Van Gaal e Robson come maestri. Klopp ha una filosofia di calcio spregiudicato e sta portando il Liverpool in alto stagione dopo stagione, il Ten Hag dell’Ajax è stato con Guardiola al Bayern. Allegri forse ha avuto solo Galeone come ispiratore. Ha vinto 6 Scudetti ma non sembra avere quel profilo europeo che serve per la Champions.

Pensando al campionato ha spremuto troppo i giocatori e nel momento chiave della stagione si è ritrovato senza Mandzukic, Douglas Costa e Chiellini. Ha escluso Cuadrado dalla lista Champions per lasciare il posto a Caceres e poi è caduto nel peggiore dei suoi difetti: lo sfilacciamento del rapporto con i giocatori come Dybala e Benatia. La Juve, se vuole la Champions ha bisogno di un progetto tecnico e forse Allegri non è l’allenatore giusto per impostarlo.

 

SPALLETTI VINCE IL DERBY CON ICARDI: MAURITO E’ DIFESO DA POCHI WANDITOS MENTRE LO SPOGLIATOIO E’ UNITISSIMO, E INVECE DEI CLAN SBOCCIA EL TORO MARTINEZ

Da ieri sera quelli più arrabbiati non sono i tifosi del Milan ma i fan di Icardi. Spalletti infatti ha dimostrato a loro, a Wanda e a suo maurito che l’Inter vince il derby anche senza di lui, e Nainggolan. Perché il collettivo è sempre più forte del singolo, specie se il singolo li provoca il giorno prima con una foto sui social in cui celebra solo se stesso.

La questione ora non è più se l’Inter può esistere senza Icardi, perché ora Spalletti è terzo e se la gioca. Ora la questione è perché c’è ancora qualcuno che difende El Canito?

E’ curioso osservare che gli ex giocatori sono tutti compatti nel dire che sta sbagliando solo lui: lo hanno detto Vieri, Cassano, Ferrara, Costacurta, Pirlo, Del Piero, Bergomi, Cambiasso. Ovviamente lo dicono anche Spalletti, Brozovic, Perisic, Handanovic, Ranocchia, Lautaro Martinez. E lo ha detto perfino Gattuso alla vigilia del derby.


Insomma il mondo del calcio spiega chiaramente che, anche di fronte a una scelta umiliante come quella di togliere la fascia a un capitano, il giocatore può dimostrare di essere un professionista allenandosi e lottando con i compagni. Perfino Cassano ha spiegato il calcio a Wanda. Ma gli altri niente, non ci sentono: per loro a Icardi tutto è sempre tutto concesso.


Ovviamente maurito non può giocare perché ha un dolore al ginocchio che lo sta tenendo fermo contro la sua volontà, sennò ieri sarebbe sicuramente almeno andato negli spogliatoi a complimentarsi con i compagni. E sui social ha aspettato tanto, forser perché ha visto che ci pensava Maxi Lopez su instagram a sostenere il trascinatore dell’Inter Perisic.

Ma il mistero di come si faccia a difendere uno che guadagna 5 milioni l’anno e che non va neanche a San Siro nella settimana del derby continua. Chi difende Icardi ha mai dato un calcio a un pallone, magari contro un muro, ha mai visto uno spogliatoio o semplicemente ha mai letto I tre moschettieri di Dumas e del loro motto “tutti per uno uno per tutti”? Evidentemente no.

Chi lo difende ha capito che il calcio è uno sport di squadra e perfino Maradona, Pelè, Messi e Cristiano hanno bisogno dei compani? Boh. Nel frattempo però venerdì l’atmosfera era stata scaldata da un retroscena de La Repubblica che diceva che all’Inter ci fosse una guerra tra bande.

A quel punto tutti a dire “l’avevo detto”, o “ecco avete visto?” o ancora “senza Mauro l’Inter è disunita!”, “Questa scelta ci fa perdere la Champions”. Senza capire che la Champions l’Inter l’ha messa a rischio nei due mesi passati a decidere cosa fare con Icardi, quelli dall’eliminazione in Champions alla vittoria di Parma. Lì la non gestione del caso Icardi ha rischiato di compromettere la stagione. Ora invece Spalletti almeno se la gioca.


Per farlo ha unito il gruppo prima di Parma: è questo che molti non hanno capito. Con la vittoria di Parma Spalletti e la squadra hanno avuto la forza di andare dalla società e di risolvere quel problema che da 5 anni attanagliava l’Inter, che in ogni stagione passava due mesi di crisi che gli icardiani bollavano come “calo inspiegabile, boh!”. Spalletti a Parma non dice alla società “rinnovate”. In spallettese dice la cosa si risolva “garba o non garba”.

Il gruppo ha fatto un patto per la Champions a tutti i costi, anche senza Icardi, giocatore che è il benvenuto nello spogliatoio anche oggi, ma che ormai è una riserva di Lautaro Martinez. El Toro in un mese da titolare ha dimostrato di fare gol e, soprattutto, di giocare per la squadra con una classe sopraffina che gli interisti non vedevano in un attaccante da decenni, e ora vale il doppio.

 

CLAMOROSO SFOGO DI SIMEONE A FINE GARA: A TORINO CI FARANNO USCIRE, AVREMMO DOVUTO VINCERE 4-0

Diego Pablo Simeone è una furia: non gli interessa la vittoria schiacciante sulla Juve, sa che l’Atleti ieri ha perso l’opportunità di chiudere il discorso qualificazione e non l’ha fatto certo per meriti della Juve. Simeone a Torino si aspetta un arbitraggio come quello visto ieri, cioè che penalizzerà l’Atletico. Simbolo di questo pensiero è il gol annullato a Morata per una presunta spinta a Chiellini.

Chiellini è quello che in Italia con un intervento ha rotto una gamba a Bergessio (ex del Cholo) e non viene neanche ammonito quando dà un pugno in faccia mascherato a Belotti.


Da quando è in Nazionale l’Italia ai Mondiali non si qualifica o esce al girone, con il Chiello che non riesce a fermare attaccanti del Costa Rica o della Nuova Zelanda, e che una volta picchiato mostra i segni all’arbitro per far cacciare chi gliele ha suonate, come con Suarez.

Simeone la pensa come Pochettino e mette in guardia la squadra per Torino. Il problema arbitrale evidentemente non è più confinato all’Italia: la Juve un anno fa è riuscita a fare baccano contro Collina e Collina oggi non c’è più. A Madrid la società e Buffon hanno creato una bufera per un rigore netto e se questo è il risultato la gara dello Stadium  non è per nulla scontata.

Secondo l’Atletico l’arbitro ha indirizzato la gara sin dai primi minuti: non ha fischiato un calcio in area Juve di Matuidi a Griezmann, non ha ammonito Alex Sandro per un fallo tattico ma, soprattutto, ha tolto subito dalla gara di ritorno Diego Costa. Il motivo è veramente inaccettabile: come si fa a dare un giallo a un giocatore per questo? Incredibile.

Insomma, il problema della Juve non è tanto che alcune squadra sanno che “non possono restare sulla strada di una schiacciasassi e contro di loro si scansano”.  Il problema è che  troppo spesso vincono facilmente con loro giocatori non espulsi o rigori contro non dati, e alla fine non conoscono il loro reale valore né capiscono dove intervenire per tappare le falle. Con un gesto vergognoso Bonucci forse pensava di fare annullare pure il secondo gol, ma su questo gesto di grave antisportività italiana la parola fine la mette Fabio Capello.