CONTE NON SALTA E PURE DA ALLENATORE DELL’INTER FA GODERE GLI JUVENTINI: FORSE PERCHE’ IN CUOR SUO VUOLE TORNARE DA AGNELLI, COME FATTO CAPIRE A MAGGIO A LA GAZZETTA

La frittata l’hanno fatta i tifosi dell’Inter, ieri sera in delirio nel centro di Milano per la presentazione della terza maglia giallonera targata Pirelli. Sull’onda dell’entusiasmo parte il coro “chi non saltà bianconero è” ma la reazione dell’allenatore è gelida: e non salta affatto.

Così è inevitabile pensare al Conte del 5 maggio 2002, quando a Udine si prese qualche rivincita con l’Interista Materazzi: che negli stessi minuti piangeva nello spogliatoio dell’Olimpico. Conte è un simbolo di Juventinità che a Milano hanno fatto presto a digerire con l’amaro “è un professionista”, pur cercando di portarlo dalla propria parte dileggiando i rivali storici: senza riuscirci.

Perché Conte – beccato a gennaio sotto la sede dell’Inter – fino a maggio è sembrato aspettare la Juventus, e lo ha fatto praticamente tendendo la mano a mezzo stampa ad Agnelli. Lui ci ha provato: ha detto che alla Juve doveva ancora finire il lavoro iniziato, ha detto che la sua prima maglia era bianconera e ha concluso con un appello: si litiga anche nelle migliori famiglie…

Ma Agnelli non si intenerì e decise che piuttosto che Andonio, difeso col marchio Juve dietro la testa mentre diceva “Agghiacciande” in una infuocata conferenza prima di essere squalificato per la questione Calcioscommesse, avrebbe preso Sarri. Però la carriera di Conte e la storia della Juve non sono finite: e lui ieri non saltando ha fatto capire che a Torino sarebbe sempre pronto a tornare. Dopotutto è un professionista.